Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”

Accademia Il Fauno Firenze

 

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ATTIVITA'  2017

la nostra attività è orientata alla divulgazione

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SINTESI DELL’INTERVENTO

 

 

La Sig.ra Agnese Cini Tassinari, Dottoressa in Teologia, presidente di BIBLA, Associazione laica di cultura biblica, ha argomentato sulla “ ESISTENZA DEL DIAVOLO” consegnando ad ogni intervenuto un nutrito elenco di nomi di  “ Diavoli” così come risultano dagli antichi testi sacri.

Ha fatto rilevare come tali figure che rappresentano il “ male” in tutte le sue forme siano presenti in tutte le religioni, e come gli uomini tentino di allontanarle in tutti i modi ma anche come ne siano sempre affascinati, anche perché si presentano loro con modi e sembianze allettanti.

Come esempio ha fatto cenno alle tentazioni subite anche da Gesù nel deserto

Questa la sua introduzione all’argomento ( estratto dall’ intervento della Dottoressa al Convegno nell’Oratorio dei Filippini- Bologna 10 maggio 2003)

  

   Diabolici siamo noi, uomini e donne di questa terra, quando provochiamo guerre sanguinose, profonde ingiustizie economiche fra persone e paesi, e disastri ecologici nel mondo che avremmo il compito di custodire. Diaboliche sono anche la nostra incapacità di amare e di perdonare, la nostra indifferenza e passività nelle situazioni di gravi disagi che ci circondano (i “peccati di omissione” troppo spesso ignorati nella loro quotidiana gravità), per non parlare della sete di potere e di violenza, di carriera a tutti i costi e di egoismi che schiacciano spesso i più inermi.

Non possiamo scaricare la colpa di tutto questo su un ipotetico diavolo la cui esistenza personale non è dimostrabile. Infatti se i cristiani credono che Dio si è incarnato in un uomo vissuto circa duemila anni fa, del diavolo conosciamo solo i mille e più volti di coloro che agiscono nel suo nome o come lui. Sappiamo, questo sì, di essere impastati di bene e di male, ma invece di chiederci da dove viene il male, possiamo soltanto, con sant’Agostino domandarci “donde viene che lo facciamo” e che cosa fare contro di esso.

 

 

Alla conclusione  del suo discorso si è aperta una discussione vivace con diversi interventi dei partecipanti che hanno così dimostrato di aver seguito con notevole interesse  la conferenza.

 

 

                                                                                                                                                 FF

 

 

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SINTESI DELL’INTERVENTO

 

La relatrice Antonina Bargellini, figlia minore del famoso “ Sindaco dell’Alluvione di Firenze”, 1966, Piero Bargellini , è anche quest’anno intervenuta per parlare del padre ma, questa volta, ha voluto renderci partecipi di un aspetto nascosto di quest’uomo ; ha voluto ricordare l’uomo di famiglia : il suo babbo.

La relatrice ci ha reso partecipi di ricordi personali della sua infanzia, quando d’estate la famiglia si recava  per le vacanze a Poppi, delle paure della guerra e dei bombardamenti, dei lutti subiti, della disponibilità del babbo Piero verso  tutti i suoi figli e del suo grande amore per la moglie, della sua fede… della sua sensibilità e dolcezza che facevano da contraltare rispetto alla sua determinazione di uomo politico e di Sindaco che, fortemente, si battè per la sua città : Firenze.

Antonina è la figlia che più si presta a parlare pubblicamente di lui ed a mantenerne vivo il ricordo, specialmente nell’anniversario dell’alluvione, 4 novembre, si rende disponibile ad interviste ed a presenziare avvenimenti in memoria; ai soci del Fauno ha regalato  la possibilità di conoscere il Sindaco nell’intimità della sua famiglia portandoci e leggendoci le lettere che lui aveva scritto ai figli … dalle più tristi e commoventi alle più pratiche in cui si legge di come s’interessasse anche delle cose più  materiali, dei bisogni di tutti i giorni… dal mangiare ai vestiti.

Solo un commovente, breve brano è sufficiente  per illustrare la sensibilità dell’uomo Piero Bargellini: 

 

«Al tuo annunzio, tutti gridammo che non c’era più posto. Ti volevamo rimandare indietro. Soltanto la mamma piangendo ti sorrise (...). Per te ho chiesto l’elemosina di un dito di latte e di una goccia d’olio. Per te ho chiesto la carità di una coperta di lana. Forse per questo tu ora sei l’innamorata del tuo babbo», scrive Piero Bargellini

 

Questa è la più bella dichiarazione d’amore  che una figlia possa ricevere dal padre ed è quello che scrisse Piero ricordando la nascita in tempo di guerra della minore dei suoi sei figli : Antonina

 

 

 

 

 

                                                                                                                  FF.

 

VERBALE DELL’ASSEMBLEA

 

-          Il Presidente relaziona sulle attività dell’ Accademia “IL FAUNO”, Associazione Culturale “Giovanni Arcidiacono”

-          Il Revisore dei Conti dichiara di aver controllato il bilancio e di averlo approvato

-           Il Tesoriere illustra il bilancio dell’anno 2016 , dichiara che il saldo è  in attivo

-          I Nr. 21 soci, presenti, riuniti in assemblea approvano il bilancio all’unanimità .

 

-           Il Presidente procede all’avvio delle elezioni per il rinnovo del C. D. , viene nominato il Comitato elettorale con i seguenti membri :

             Sig. Paoli Giacomo, Sig.ra Antonella Zappone, Sig.ra Lidia Fibbi, Sig.ra Fiorenza Fanfani

-          Vengono distribuite le schede

-          I soci procedono alla votazione

-          Il comitato elettorale si riunisce per stabilire il risultato della votazione

-          La Commissione Elettorale proclama eletti i seguenti soci nel C.D.:

 

Presidente          : Avv.      Sig.       Lamberto Lilli           voti Nr. 21

Vice Presidente :  Dott.sa  Sig.ra   Donatella Daviddi                 15

Segretario          :  Dott.     Sig.       Giuseppe Ianni                       20

Tesoriere           :               Sig       .Giuseppe Montani                  20

 

Revisori dei conti :

Caporevisore     : Ing.       Sig.         Vito Liddo                             19

Revisore            :               Sig.          Mauro Belli                          12

Revisore            :               Sig.         Giorgio Rigacci                     16

 

Consiglieri  :

                            Rag.      Sig .         Claudio Borghesi                 19

                            Dott.     Sig.          Renzo   Macii                       19

                            Arc.      Sig           Enzo     Cancellieri               16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                  Il Segretario 

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SINTESI DELL’INTERVENTO

 

Il relatore ,socio ed Accademico del Fauno, Giuseppe Montani, ha illustrato  la vita e le opere di un personaggio toscano che fu famoso in Italia ed  in Europa per le sue teorie religiose fra il  XIX ° ed il XX° secolo, un uomo ritenuto un mistico, un santo ma, anche un malato mentale , un truffatore, ma comunque un villico intelligentissimo: Davide Lazzeretti.

Malgrado che libri e libri siano stati scritti da grandi letterati e psicologi su quest’uomo, che siano state  rappresentatepieces” teatrali sulla sua storia, che abbia avuto migliaia di adepti , che ancora esista chi professa gli insegnamenti della sua chiesa … per i più oggi è sconosciuto… ma, ci dice Giuseppe Montani,che sul Monte Amiata, dove è nato e vissuto, lo chiamano ancora “ IL SANTO DAVIDE” e lo ricordano.

Raccontando la vita di Davide, che va di pari passo con le sue opere, il relatore  ce ne ha illustrato la  nascita in una famiglia di barrocciai di Arcidosso, di come il parroco abbia notato la sua intelligenza fuori dalla norma e gli abbia insegnato a leggere e scrivere,  religione , rudimenti di latino e di storia sperando di avviarlo al Seminario; di come  il padre l’abbia invece impiegato nel  lavoro di barrocciaio, di come sia divenuto autodidatta leggendo di tutto e di più… delle prime visioni mistiche, della sua vita sregolata di bell’uomo ,poi della sua famiglia e della conversione al Cristo ed alla creazione di una società cristiana che ricalcasse il primo cristianesimo… teorie socialiste malviste dai politici dell’epoca.

L’esposizione è stata particolarmente interessante perché è stata organizzata in modo interattivo : erano stati concordati interventi ad hoc con amici che si erano prestati ad intervenire nel discorso leggendo piccoli brani, inerenti all’argomento come il seguente :

 

“…Ma le esperienze più esaltanti di David Lazzaretti, quelle che rappresentarono una forma di concretizzazione del Vangelo cristiano, come ha sostenuto con grande forza padre Ernesto Balducci, furono senza dubbio il campo di Cristo e la Comunità delle Famiglie Cristiane. Si tratta di due esperienze collettive di lavoro comune e di comunione dei beni, con implicazioni sociali di tutta evidenza.

Ottanta famiglie del territorio amiatino si erano dunque organizzate, sotto la guida di David, per dar luogo ad un esperimento associativo, che nessuna ispirazione avrebbe potuto trarre dalle prime matrici ideologiche socialiste, allora sconosciute a David Lazzaretti, e non solo a lui. Solo il senso della solidarietà e della fraternità era dunque alla base di questa audace struttura collettivistica, le cui affinità con le filosofie sociali e marxiste rimangono sorprendenti, per non dire precorritrici. Le stesse regole interne contemplavano non solo la distribuzione del prodotto della terra secondo l’apporto lavorativo e secondo il grado di bisogno, ma anche istituti di avanzata democrazia come l’estensione del diritto di voto alle donne, quando ancora ciò non avveniva a livello istituzionale, l’organizzazione di scuole gratuite e obbligatorie, nonchè l’esercizio di funzioni giurisdizionali limitate alle controversie economiche della struttura….

 

                                                                                                                                                   FF

                                            I SEGRETI DI FIRENZE

 

Dott. MAURO MARRANI

 

Maggio 2017

 Ore 19,30 al  ristorante

“VALLE OMBROSINA”

 

Il relatore proiettando numerose e nitide diapositive, ha fatto un excursus su alcune delle tante curiosità che , sapendo dove e come cercarle, si possono osservare nei monumenti di Firenze e che neanche tutti i fiorentini conoscono :

-          La testa di bovino sulla cupola di Santa Maria del Fiore

La leggenda popolare vuole che sia stata messa proprio lì da un carpentiere, di fronte alla bottega di un fornaio,  marito dell’amante dell’operaio, perché alzando gli occhi il fornaio si ricordasse sempre del tradimento della moglie.

-          La finestra del palazzo Grifoni, ora “Budini Gattai

L’ultima finestra al secondo piano del palazzo, che guarda piazza SS. Annunziata, è sempre con le persiane aperte… si racconta che la moglie di un Grifoni aspettasse alla finestra il marito partito per la guerra, da cui non fece ritorno ma lei non smise di aspettarlo alla finestra; quando hanno provato a chiuderla nella stanza si è scatenato il caos.

-           La ruota degli Innocenti

Nel portico dello Spedale degli Innocenti è ancora visibile “la ruota” una mensola girevole dietro  uno sportello che serviva per depositare i bambini che le madri intendevano abbandonare.

-          Il quadro della Madonna della SS: Annunziata

Si dice che il volto della Madonna sia talmente bello da essere stato dipinto da un angelo e si ritiene che protegga gli sposi che vanno lì a lasciare il bouquet.

-          L’UFO

In Palazzo Vecchio, nella sala d’Ercole,  in un dipinto si vede in cielo un oggetto rotondo, un UFO?

-          Le teste di arieti che sorvegliano l’Arno dagli archi del ponte a Santa Trinita ,l’autoritratto di Michelangelo scolpito su di una pietra vicino al portone d’ingresso di Palazzo Vecchio, la testina di marmo murata in una finestrina su una facciata laterale della chiesa di S; Maria Maggiore…

                                                                                                                                             FF.

 

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GITA

7 GIUGNO 2017

 

Programma :

                      Certosa di Calci, visita guidata

                                      Museo

                       Pranzo in ristorante in collina

                       Basilica di San Pietro a Grado

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SINTESI DELL’INTERVENTO

 

Il relatore, dott. Giovanni Casini si è definito ASTROPAESAGGISTA ed ha raccontato di come alla sua passione della fotografia si sia unita , in seguito, la passione per l’osservazione del cielo, soprattutto notturno e di tutte le sue sfumature di colore dovute a fenomeni climatici ma anche a cose ed oggetti naturali e no.

Questo hobby lo costringe ad appostarsi di notte in luoghi particolarmente ameni o caratteristici ed ad aspettare che appaia nell’obiettivo la scena straordinaria, poetica, che lo affascini e che lui è pronto ad immortalare in un attimo scattando la foto…fermandola sulla pellicola.

Su di un grande schermo, nella penombra sono state proiettate immagini reali che ci apparivano come sogni fatati: sfilavano stelle, fuochi, tramonti, alberi tentacolari… lune magiche…

La realtà di tutti giorni che  viviamo ma non osserviamo più ci è apparsa nella sua meraviglia e l’abbiamo guardata sorpresi con l’ingenuità dei primi uomini che immaginavano miti fantastici in cielo.

Il silenzio dei convenuti ha confermato l’interesse stimolato in ognuno dalla proiezione, alla fine al fotografo è stato riconosciuto il merito dell’artista: se non avesse avuto il senso dell’Arte rappresentativa innato   non avrebbe potuto individuare e catturare simili  artistiche inquadrature del reale

 

    http://img.freepik.com/vettori-gratuito/sfondo-del-cielo-notturno_1048-1041.jpg?size=338&ext=jpg          

                                                                                                                                         FF.                                                                                 

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SINTESI DELL’INTERVENTO

 

Nell’ atmosfera della libreria di P.za Salvemini il relatore, dott. Mauro Marrani  ha intrattenuto i soci del “Fauno” con un discorso sull’arte rinascimentale incentrato sull’architettura e illustrato con proiezioni di diapositive e filmati dello Spedale degli Innocenti, opera che ha dato il via all’architettura rinascimentale a Firenze, infatti si legge :

 

“La fabbrica è una delle opere più significative della Firenze quattrocentesca, sia nel suo aprire l’età del Rinascimento cittadino in architettura, sia nel suo essere simbolo alto e tangibile di una civiltà che, nell’ambito della sua attenzione alle opere di pubblica utilità, cercò di rispondere in modo moderno ed efficace al problema del ricovero, della cura e dell’istruzione dei fanciulli abbandonati. Enorme è la ricchezza degli studi che sono stati dedicati al complesso e la molteplicità degli ambienti e spazi interni modificati e ampliati nel corso dei secoli e specialmente tra Settecento e Ottocento.

Il loggiato, in particolare, è opera di Filippo Brunelleschi (seppure in parte snaturata rispetto al progetto iniziale), avviata nel 1419 a spese dell’Arte di Por Santa Maria. Nel gennaio del 1421 veniva innalzata la prima colonna del portico, rifacendosi dalla zona verso la chiesa. Sotto la direzione dell’architetto si costruirono entro il 1427 il portico, i due corpi di fabbrica a esso perpendicolari (a sinistra la chiesa e a destra il dormitorio dei fanciulli) e separati dal cortile d’ingresso (chiostro degli Uomini)…

 

Nelle ristrutturazioni dello Spedale del 1966 /1970 sono venute alla luce tracce dell’antica architettura modificata nel tempo, scale, stanze, pareti affrescate, ambienti nascosti in cui si pensa potesse esserci stato lo studio di pittori famosi forse di Michelangelo o di Leonardo., così come è venuta alla luce sotto la Chiesa di San Lorenzo una stanza in cui pare si sia rifugiato Michelangelo  ed in cui  abbia lasciato i suoi schizzi sull’intonaco delle pareti; schizzi ancora visibili.

La serata si è conclusa con un’Apericena nella libreria stessa in cui i convitati hanno potuto continuare a discutere dell’argomento , porre domande al dott. Marrani, colto e gentilissimo e prendere visione di molte pubblicazioni vecchie e nuove.

 

 

 

 

 

 

Presenti Nr. 20                                                       

                                                                                                                                      FF.

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SINTESI DELL’INTERVENTO

 

Il relatore ,Professor Adalberto Scarlino, ha illustrato in modo vivace e coinvolgente  gli eventi della  battaglia di Caporetto in occasione della ricorrenza del centenario della Prima Guerra Mondiale

 

  Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/55/WMA_button2b.png/17px-WMA_button2b.png46°12′52″N 13°38′33″E (Mappa)

                                         

Marcia nella valle dell'Isonzo.jpg

Le truppe tedesche della 12ª Divisione fanteria avanzano lungo la valle dell'Isonzo nei primi giorni della battaglia

      Data

24 ottobre - 12 novembre 1917

Luogo

Valle del fiume Isonzo nei pressi di Caporetto, oggi in Slovenia

Esito

Vittoria austro-ungarica e tedesca. Ritirata delle truppe italiane fino al Piave

La battaglia di Caporetto, o dodicesima battaglia dell'Isonzo (in tedesco Schlacht von Karfreit, o zwölfte Isonzoschlacht), venne combattuta durante la prima guerra mondiale tra il Regio Esercito italiano e le forze austro-ungariche e tedesche.

Lo scontro, che cominciò alle ore 2:00 del 24 ottobre 1917, rappresenta la più grave disfatta nella storia dell'esercito italiano[7], tanto che, non solo nella lingua italiana, ancora oggi il termine Caporetto viene utilizzato come sinonimo di sconfitta disastrosa.

Con la crisi della Russia dovuta alla rivoluzione, Austria-Ungheria e Germania poterono trasferire consistenti truppe dal fronte orientale a quelli occidentale e italiano. Forti di questi rinforzi, gli austro-ungarici, con l'apporto di reparti d'élite tedeschi, sfondarono le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti undici battaglie dell'Isonzo, non ressero all'urto e dovettero ritirarsi fino al fiume Piave.

La sconfitta portò alla sostituzione del generale Luigi Cadorna (che cercò di nascondere i suoi gravi errori tattici imputando le responsabilità alla presunta viltà di alcuni reparti) con Armando Diaz. Le unità italiane si riorganizzarono abbastanza velocemente e fermarono le truppe austro-ungariche e tedesche nella successiva prima battaglia del Piave, riuscendo a difendere a oltranza la nuova linea difensiva su cui aveva fatto ripiegare Cadorna.

                                                                                                                                                         FF.

BAR

“ BIBLIOTECA DELLE OBLATE”

APERICENA

 

 

MENU’:

                crostini vari

                lasagne

               zuppa di farro

                affettati

                insalatone

                fagioli lessi

                roastbeef

               

                dolci vari

                Prosecco

                Caffe

 

 

 

 

 

 

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RISTORANTE

“LA VALLOMBROSINA”

 

MENU’:

              Benvenuto con Prosecco , succhi                    

                                            Spiedini di frutta

              Carpaccio di verdura

              Zuppa vegetale

              Triglie fritte

              Peposo

              Pollo al curry

              Patate arrosto

              Insalata

 

                 Vino rosso e bianco

                  Panettone con crema

                 Spumante

                 Caffe

                 Amaro

 

 

 

 

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Contattare per le singole attività il responsabile del gruppo.

 

Attività 2005

 

IL PROFANO NELLA MUSICA DEL RINASCIMENTO A FIRENZE...

 

Prof.ssa Rina De Pasquale

 

“Chi vuol esser lieto sia

Di doman non c’è certezza”

Il palazzo rinascimentale, simbolo di ricchezza e potere, è luogo ideale di

banchetti raffinati, ricevimentie cerimonie. Nelle sue sale magnificamente affrescate

sono padrone l’eleganza e la raffinatezza e la musica ne è parte integrante. Suonare

diventa un’attività amata e diffusa e, grazie al perfezionamento degli strumenti

musicali dame e gentiluomini esprimono in quest’arte gusto, abilità e cultura..

Presso la corte dei Gonzaga a Mantova , Guglielmo è considerato un buon

musicista; il “ concerto delle Dame” alla corte estense di Ferrara è conosciuto in tutta

Europa per quel trio di gentildonne colte e raffinate, tra cui Lucrezia Bendidio di cui

si innamora Tasso ,che si esibisce quasi ogni sera negli appartamenti della Duchessa

in uno stile vocale difficile ed elaborato ; lo straordinario numero di strumentisti e di

coristi dà inoltre vita al Gran concerto o concertone , attrattiva ulteriore della corte

di Alfonso II.

Firenze, culla dell' Umanesimo, nella cerchia di Lorenzo il Magnifico vede

l'attività musicale avere parte di spicco soprattutto durante i soggiorni presso le

numerose ville di proprietà della famiglia. In un ambiente raffinato, il canto diventa

un genere colto sia nella struttura poetica che nella realizzazione musicale e cantori

fiorentini come M. Ficino e Poliziano eseguono i loro versi con il sostegno di viola ,

liuto e arpa, secondo una pratica molto diffusa nei centri di cultura umanistica. Lo

stesso Lorenzo si distingue quale cantante violista e durante le feste esegue brani da

lui composti.

La musica diventa un vero e proprio piacere : il madrigale, frutto di un ambiente

raffinato , vede la collaborazione di insigni poeti e musicisti che evidenziano con la

musica le immagini espresse nei versi ma nello stesso tempo non si disdegnano

elementi del canto popolare attraverso lo stile frottolistico e i canti carnascialeschi.

A Firenze la musica svolge un ruolo importantissimo durante il carnevale e le

celebrazioni per il Calendimaggio, e i Canti carnascialeschi rappresentano l’esempio

più celebre di manifestazioni realizzate per l’occasione.

La vita spirituale della città è invece scandita dal canto delle laudi i cui testi molto

spesso vengono intonati proprio sulla musica originariamente composta per un canto

carnascialescoe grazie alla corrispondente lauda, sarà possibile in seguito ricostruire

la musica su cui veniva cantato un “carnasciale.”

Durante il ‘400 e ‘500 le feste erano eventi molto curati che coinvolgevano ceti

umili e signori. Celebravano occasioni importanti, ricorrenze, ospiti illustri e

rafforzavano il prestigio e l’autorità delle famiglie dominanti ; con l’affermarsi del

potere assoluto, però,diventeranno sempre più esclusive e all’interno dei palazzi .

Nelle feste sono presenti aspetti sacri come messe solenni e processioni, e profani

come gare di abilità, palii, mercati.

Numerosi rappresentanti della scuola fiamminga, daranno un importante

contributo culturale e artistico alle corti rinascimentali italiane : Guillaume Dufay, ad

esempio, comporrà , tra le altre cose , un mottetto per una grande festa dedicata

all'inaugurazione della nuova cattedrale di Firenze.

La vita pubblica festiva di Lorenzo il Magnifico, si concentrava in due periodi:

dopo il solstizio d’estate con le feste di San Giovanni e nel periodo del carnevale al

termine della stagione invernale.

Per S. Giovanni, il clero e le confraternite trovavano nel Duomo e nella piazza

antistante, coperta da un enorme velario, il fulcro delle processioni. Il Palazzo della

Signoria lo era invece per i rappresentanti dell'amministrazione cittadina.

Intorno al periodo di carnevale si rappresentavano spettacoli ereditati dal mondo

cortese e feudale: giostre e tornei in Santa Croce, armeggerie di fronte a palazzi

privati in onore di personalità e gentildonne , cacce di animali esotici e feroci in

Piazza della Signoria, danze nel Mercato nuovo.

Il canto popolaresco si inseriva nel complesso di feste, spettacoli, mascherate per

il carnevale ma Lorenzo il Magnifico trasformerà tali festeggiamenti popolari in

rappresentazioni sempre più fastose dove i carri vengono accuratamente preparati dai

migliori artisti della città e sono coordinati da una sapiente regia . Darà inoltre

impulso alla composizione di nuovi testi, adotterà lo schema della ballata e dello

strambotto, ne scriverà lui stesso e affiderà la realizzazione musicale sia a

compositori locali che a celebri musicisti stranieri. In questo interessamento per i

festeggiamenti carnevaleschi possiamo scorgere da una parte il desiderio di fare

rivivere uno spirito pagano di appagamento dei sensi e godimento del presente in

linea con la tradizione umanistica , dall'altra quello di gestire la popolarità su cui si

fonda l’influenza medicea sulla città, i cui confini con il dispotismo stanno

diventando sempre più incerti.

Argomento prediletto dei Carnasciali è la descrizione dei mestieri con canti dei

sarti, mugnai, “facitori d’olio”, “ brunitori d’armi”, uccellatori, “donne maestre di far

cacio”….Il primo canto carnascialesco che Lorenzo comporrà sarà il canto dei “

bericuocolai”, ossia dei venditori di dolci.

Vi sono poi caricature di personaggi con determinate caratteristiche etniche: i

turchi, mori ,zingari e soprattutto i lanzi i cui canti sono numerosissimi. In essi la

parlata dei mercenari tedeschi assoldati dai medici viene beffeggiata e si deformano e

pronunciano alla tedesca consonanti e parole.

I canti carnascialeschi accompagnano trionfi, carri, mascherate, rappresentazioni

allegoriche e mitologiche con melodie vivaci che favoriscono la declamazione di

versi inneggianti ai piaceri della vita . Dal punto di vista musicale sono formati ,

come le ballate, da più strofe con un ritornello all’inizio di ognuna, sono a 3 o 4

voci , hanno una polifonia semplice con la voce più acuta che domina sulle altre e

tutte cantano in omoritmia, cioè con lo stesso ritmo.

I soggetti più frequenti nelle maschere sono musi di animali: cuculi, cani, gatti ,

civette, orsi, individui deformi e mostruosi, creature di mondi lontani ed esotici. Fra

le maschere si mescolano saltimbanchi e suonatori e gli strumenti che più

frequentemente incontriamo sono flauto, liuto, bombarda.

Con la morte di Lorenzo il Magnifico e l’avvento del Savonarola, la svolta

impressa dal Magnifico subì un brusco arresto: per estirpare le deviazioni

paganeggianti, il Savonarola fece distruggere molti strumenti musicali e un numero

imprecisato di libri di musica profana considerati dannosi perché destinati al

divertimento. Tra questi, presumibilmente, tutti i canti carnascialeschi. Parte di essi

tuttavia si sono conservati , come già detto, nei “ travestimenti” delle laudi in cui i

seguaci rigoristi del Savonarola sottoposero le melodie più popolari rivestendole di

versi di contrizione ed edificazione. Dopo l’esecuzione del Savonarola nel 1498,

ripresero i festeggiamenti carnevaleschi ma dal 1512 si trasformarono sempre più in

spettacoli aulici e con una partecipazione popolare limitata.

Gli studi più recenti concordano nell’ affermare che le versioni dei brani in nostro

possesso non possono risalire alla fase laurenziana ma sono rielaborazioni o

composizioni nuove del primo ventennio del 1500 soprattutto per lo stile musicale

che non si addice ad un canto da eseguire su carri all’aperto e da parte di brigate in

movimento.

La cura nell’allestimento di tali rappresentazioni è testimoniata da molti esempi tra

cui la descrizione del “ Carro della Morte” di Antonio Alamanni , un impressionante

carro allegorico allestito da Piero di Cosimo nel 1511. La descrizione che ne dà il

Vasari nella vita di questo pittore è assai particolareggiata:

“ Era il trionfo un carro grandissimo tirato da bufoli, tutto nero e dipinto d’ossa di

morti e di croci bianche, e sopra il carro era una morte grandissima con la falce in

mano, ed aveva in giro al carro molti sepolcri col coperchio; ed in tutti quei luoghi

che il Trionfo si fermava a cantare, s’aprivano e uscivano alcuni vestiti in tela nera ,

sopra la quale erano dipinte tutte le ossature di morto nelle braccia, petto, rene e

gambe…; e questi morti al suono di certe trombe sorde e con suono roco e morto

uscivano mezzi di que' sepolcri e sedendovi sopra, cantavano in musica piena di

malinconia”:

Dolor, pianto e penitenza

Ci tormenta tuttavia;

Questa morta compagnia

Va gridando penitenza. ...

Tante cacce, feste o canti,

Tutti un dì vi fian tormenti,

E digiuni, affanni e pianti

Vi faranno star contenti:

Del mal far ciascun si penti,

E tornate a penitenza”

In questi versi della canzone dell'Alamanni, versi di esortazione morale ,

leggiamo una vera e propria palinodia del più famoso dei canti carnascialeschi, il “

Trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo il Magnifico dal cui testo, poiché di questo

brano non abbiamo la musica, respiriamo l'atmosfera gioiosa e spensierata che queste

composizioni volevano creare.

Nel Rinascimento,infatti, la musica ha finalmente perseguito la rivalutazione del

profano e gli ha attribuito quella piena dignità stilistica che fino ad allora era stata

riservata al sacro. rivelando una visione più edonistica e riconducendo il sacro in

limiti e termini naturali .

 

 

 

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